Magnetoterapia: come funzionano frequenza e intensità

Magnetoterapia: come funzionano frequenza e intensità

Le informazioni contenute in questa guida hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere di un medico o di un fisioterapista. I parametri di trattamento vanno concordati con un professionista sanitario e verificati sul manuale del dispositivo che possiedi.

Chi confronta due apparecchi per magnetoterapia si trova davanti a due numeri: una frequenza in Hz e un'intensità in Gauss. Sembrano specifiche commerciali, e vengono spesso usate come tali — più Gauss, apparecchio migliore.

Non funziona così, e c'è un motivo preciso per cui vale la pena capire quei due numeri: la letteratura scientifica indica che l'effetto del trattamento dipende proprio da essi. Una revisione sistematica del 2026 su nove studi randomizzati ha rilevato che frequenza e ampiezza del campo agiscono in modo diverso, con tempi diversi. Non sono dettagli tecnici: sono le due manopole del trattamento.

In questa guida spieghiamo cosa misurano, come leggerli su una scheda e perché cambiano da una zona del corpo all'altra.

In breve

  • Gli Hz misurano la frequenza degli impulsi, cioè quanti se ne susseguono in un secondo.
  • I Gauss misurano l'intensità del campo magnetico. Un millitesla corrisponde a 10 Gauss.
  • Più Gauss non significa meglio: il valore dichiarato va letto insieme all'applicatore, alla forma d'onda e alla durata previste dal programma. Nessuno dei due numeri, da solo, dice quale apparecchio sia migliore.
  • I tessuti non assorbono il campo magnetico: quello che lo riduce è la distanza dalla bobina, non lo spessore attraversato.
  • La questione del polo nord e del polo sud arriva dai magneti statici e non ha una base terapeutica dimostrata.
Onde di magnetoterapia: differenza tra frequenza in Hz e intensità in Gauss

Che cosa sono i Gauss

Il Gauss è un'unità di misura dell'induzione magnetica: dice quanto è intenso il campo che l'apparecchio genera. È l'equivalente, per il magnetismo, di quello che la pressione è per l'acqua di un rubinetto.

Nelle schede tecniche si incontra anche il tesla, che è l'unità del Sistema Internazionale. La conversione è fissa e serve averla a mente, perché gli apparecchi usano l'una o l'altra:

  • 1 tesla = 10.000 Gauss
  • 1 millitesla (mT) = 10 Gauss

Quindi un apparecchio che dichiara 100 Gauss e uno che dichiara 10 mT stanno dicendo la stessa cosa. È un controllo utile quando si confrontano due schede che usano unità diverse: non sempre il numero più grande è il campo più intenso.

I tessuti non assorbono il campo: conta la distanza dalla bobina

Su questo punto circola una spiegazione diffusa e sbagliata, secondo cui il campo magnetico verrebbe assorbito dai tessuti man mano che li attraversa, come fa la luce nell'acqua. Non è così, e la ragione è una proprietà fisica dei tessuti biologici: la loro permeabilità magnetica è praticamente uguale a quella del vuoto. Il testo di riferimento sul bioelettromagnetismo di Malmivuo e Plonsey lo afferma in modo diretto: il tessuto non ha alcun effetto apprezzabile sul campo magnetico in sé, che lo attraversa senza attenuazione.

Quello che riduce il campo è un'altra cosa: la distanza dalla bobina che lo genera. Il campo decade allontanandosi dall'applicatore, e quanto rapidamente decada dipende dalla geometria dell'applicatore stesso: configurazioni diverse hanno curve di decadimento diverse, e alcune raggiungono le strutture profonde meglio di altre.

La conseguenza pratica è importante e non è quella che si immagina. Una struttura profonda riceve un campo più debole non perché i muscoli sovrastanti ne abbiano assorbito una parte, ma perché è più lontana dalla bobina. Ed è per questo che nelle istruzioni dei dispositivi la scelta dell'applicatore cammina insieme a quella dell'intensità: per le articolazioni profonde i manuali indicano applicatori specifici, non soltanto più Gauss.

È anche il motivo per cui il numero di Gauss da solo non basta a confrontare due apparecchi: due dispositivi che dichiarano la stessa intensità con applicatori diversi non consegnano lo stesso campo alla zona da trattare.

Intensità e durata: una combinazione, non una proporzione

Non esiste una regola generale che leghi intensità e durata in modo fisso. Quello che esiste sono combinazioni definite dal protocollo del singolo apparecchio: ogni programma stabilisce insieme frequenza, intensità e tempo, e quei valori non sono interscambiabili a piacere.

Alcuni manuali, per i propri programmi a esposizione prolungata, indicano di non superare determinate intensità — ed è un'istruzione del dispositivo, non una legge della magnetoterapia. Lo stesso vale per le note sul leggero riscaldamento che può comparire con intensità alte e tempi lunghi: dove compare è segnalata dal costruttore per quel modello, e va letta lì.

La combinazione corretta, quindi, è quella indicata dal manuale del dispositivo o dal professionista che ha impostato il percorso: non si ricava ragionando su quale parametro alzare o abbassare.

Perché nessun singolo parametro decide

Messi insieme, i fattori che determinano cosa arriva effettivamente alla zona trattata sono cinque, e le schede tecniche ne riportano solo alcuni.

Parametro Cosa indica Perché non basta da solo
Intensità (Gauss o mT) L'induzione magnetica generata dall'apparecchio È il valore alla sorgente: quanto arriva in profondità dipende dalla distanza dalla bobina
Frequenza (Hz) Quanti impulsi al secondo È indipendente dall'intensità: due apparecchi con gli stessi Gauss possono lavorare a frequenze diverse
Forma d'onda Come è sagomato il singolo impulso Raramente dichiarata, ma distingue tecnologie che gli altri numeri non separano
Applicatore Geometria e numero di bobine Determina come il campo si distribuisce e quanto rapidamente decade con la distanza
Durata Lunghezza della seduta prevista dal programma Fa parte della combinazione: protocolli diversi usano tempi molto diversi

Il confronto utile tra due apparecchi, quindi, non è sul numero più grande: è su quale combinazione di questi cinque elementi il costruttore dichiara e per quali impieghi.

Che cosa sono gli Hz

L'hertz misura la frequenza: quanti impulsi l'apparecchio emette in un secondo. Un programma a 1 Hz eroga un impulso al secondo, uno a 100 Hz ne eroga cento.

Alcuni apparecchi producono durante il funzionamento una vibrazione o altre sensazioni meccaniche. È utile sapere che possono presentarsi, ma la loro percezione dipende dalla costruzione dell'applicatore e dalle caratteristiche del dispositivo: non è un modo per verificare la frequenza erogata, né un indicatore dell'efficacia del trattamento. Per sapere quali parametri l'apparecchio stia erogando il riferimento sono le specifiche tecniche e il display del dispositivo.

Gli apparecchi per uso domiciliare combinano frequenza e intensità in programmi preimpostati, pensati per situazioni ricorrenti, e molti aggiungono programmi a frequenza fissa selezionabile — tipicamente da 1 a 100 Hz — da usare quando il medico o il fisioterapista ha indicato una frequenza precisa.

Due configurazioni ricorrenti (non una classificazione)

Nella comunicazione commerciale si incontrano spesso due impostazioni contrapposte. Vale la pena conoscerle, con una premessa: sono configurazioni ricorrenti, non categorie in cui ogni apparecchio ricade. Esistono dispositivi che non corrispondono a nessuna delle due, e l'abbinamento tra frequenza e intensità non è una legge tecnica. Le caratteristiche effettive si leggono sulla scheda del singolo modello.

Bassa frequenza e alta intensità

Lavorano a frequenze contenute con campi più intensi, erogati attraverso solenoidi — bobine che generano il campo — montati su fasce o anelli da avvolgere intorno alla zona. È la configurazione più diffusa tra i dispositivi per uso domiciliare, e quella dei protocolli a esposizione prolungata, con sedute che possono durare diverse ore.

Nei modelli di questa famiglia l'intensità disponibile cambia anche in funzione dell'applicatore: le fasce a più solenoidi e gli applicatori professionali a più bobine servono proprio a sostenere le intensità più alte e le sedute lunghe sulle zone profonde.

Alta frequenza e bassa intensità

Lavorano con frequenze più elevate e campi di intensità inferiore, erogati tipicamente attraverso applicatori a piastra o a tappetino.

Non è una versione depotenziata della prima: è un'impostazione diversa, con protocolli e durate proprie. Confrontare il numero di Gauss di un apparecchio di questo tipo con quello di uno a bassa frequenza non dice quale sia migliore, perché i due lavorano su presupposti differenti.

Applicatori per magnetoterapia: fasce con solenoidi applicate al ginocchio

Polo nord e polo sud: da dove nasce la domanda

È una delle cose più cercate su questo argomento, e merita una risposta chiara perché in rete circolano affermazioni molto nette e poco fondate.

L'idea che il polo nord di un magnete abbia un effetto «calmante» e il polo sud un effetto opposto nasce nell'ambito dei magneti statici — bracciali, solette, placche magnetiche — che sono una cosa diversa dalla magnetoterapia a campi pulsati erogata da un apparecchio alimentato. Per quelle attribuzioni di polarità, la letteratura di riferimento non riporta prove a sostegno: il Memorial Sloan Kettering Cancer Center, nella sua scheda sulla terapia con magneti, afferma esplicitamente che nessuna evidenza sostiene tali affermazioni, e che negli studi sul dolore i risultati non si distinguono dall'effetto placebo.

C'è poi una differenza tecnica che rende la domanda mal posta quando si parla di apparecchi a campi pulsati: in quei dispositivi il campo è variabile nel tempo, non statico come in una placca magnetica. Se e come la polarità si inverta durante l'erogazione dipende però dalla forma d'onda del singolo apparecchio, che non è la stessa per tutti: non è una caratteristica che si possa dare per scontata né in un senso né nell'altro.

Questo non significa che il verso di applicazione dell'applicatore sia indifferente: fasce, solenoidi e piastre hanno un orientamento corretto, indicato nelle istruzioni, ed è quello da seguire. Ma è una questione di posizionamento del dispositivo, non di scegliere un polo in base a un effetto atteso.

Come si scelgono frequenza e intensità

La risposta più utile che possiamo dare è anche la più semplice: non si inventano.

Gli apparecchi per uso domiciliare arrivano con programmi preimpostati nei quali frequenza, intensità e durata sono già combinati dall'azienda produttrice per situazioni ricorrenti, e i manuali riportano tabelle applicative con l'intensità orientativa e la durata tipica di seduta per ciascun programma. Quelle tabelle sono il riferimento operativo, insieme all'indicazione del medico o del fisioterapista.

Quello che questa guida serve a fare è metterti in condizione di leggerle: sapere che il campo non viene assorbito dai tessuti ma decade con la distanza dalla bobina, che per questo l'applicatore conta quanto l'intensità, che gli Hz sono un parametro indipendente dai Gauss, e che un'unità di misura diversa sulla scheda non vuol dire un apparecchio diverso.

Per i valori concreti, programma per programma, abbiamo una guida dedicata a una delle linee più diffuse: I-Tech MAG 2000: differenze, programmi e quale scegliere, che riporta la tabella applicativa del manuale. Se invece la tua domanda riguarda una zona specifica, abbiamo approfondimenti su magnetoterapia al ginocchio e magnetoterapia cervicale.

I parametri contano: cosa dice la ricerca

Vale la pena chiudere su questo, perché è il motivo per cui l'articolo esiste.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 su Medicina, che ha raccolto 9 studi randomizzati su 457 partecipanti con artrosi del ginocchio, ha esaminato anche il possibile ruolo dei parametri confrontando sottogruppi di studi. La conclusione degli autori è che l'efficacia è sfumata e dipendente dai parametri del dispositivo e dai tempi di misurazione, con un sollievo dal dolore più rapido associato alle frequenze più elevate e un miglioramento della funzione alle ampiezze maggiori.

Va però detto cosa quel risultato non dimostra, perché nasce da analisi per sottogruppi su una singola patologia: non definisce una combinazione ottimale di frequenza e intensità valida per tutti i dispositivi e per tutte le condizioni, e non stabilisce che più Gauss siano sempre preferibili per la funzione o una frequenza più alta sempre preferibile per il dolore.

Gli stessi autori aggiungono due precisazioni che vanno riportate insieme al risultato: il rischio di bias degli studi inclusi è elevato, e i miglioramenti misurati, pur statisticamente significativi, potrebbero non raggiungere la soglia di rilevanza clinica.

Un quadro simile emerge in altri distretti. Una revisione del 2025 su quattro studi randomizzati con 252 partecipanti con sindrome da conflitto subacromiale ha rilevato un miglioramento del dolore a breve termine e della funzione, ma nessuna differenza sul dolore a lungo termine, segnalando campioni piccoli e protocolli eterogenei.

Il messaggio corretto non è dunque che la magnetoterapia funzioni o non funzioni in assoluto, ma che i parametri con cui viene erogata fanno parte del trattamento, e che le prove disponibili sono promettenti e al tempo stesso limitate. È una ragione in più per non impostare un apparecchio a sentimento. Per il quadro generale su indicazioni, benefici e sicurezza abbiamo la guida introduttiva: magnetoterapia: cos'è e come funziona.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra Gauss e Hz?

Misurano due cose indipendenti. I Gauss indicano l'intensità del campo magnetico generato, gli Hz la frequenza degli impulsi, cioè quanti se ne susseguono in un secondo. Un apparecchio può avere intensità alta e frequenza bassa, o il contrario: sono due manopole separate.

Quanti Gauss sono un millitesla?

Un millitesla corrisponde a 10 Gauss, e un tesla a 10.000 Gauss. È una conversione fissa, utile quando si confrontano schede tecniche che usano unità diverse: 100 Gauss e 10 mT indicano la stessa intensità.

Più Gauss significa più efficace?

No. L'intensità dichiarata è il valore alla sorgente, e quanto campo arrivi alla zona da trattare dipende soprattutto dalla distanza dalla bobina e dalla geometria dell'applicatore: i tessuti non assorbono il campo magnetico, perché la loro permeabilità magnetica è praticamente quella del vuoto. Due apparecchi che dichiarano gli stessi Gauss con applicatori diversi non consegnano lo stesso campo. La combinazione corretta è quella prevista dal programma, non il valore massimo disponibile.

Quale frequenza devo usare per il ginocchio?

Non è una scelta da fare in autonomia. Il ginocchio è un'articolazione profonda e per questo rientra tra i casi in cui i manuali indicano applicatori e intensità maggiori, ma frequenza, intensità e durata sono definite dal programma dell'apparecchio o dall'indicazione del professionista. Il riferimento operativo è la tabella applicativa del manuale del dispositivo che possiedi.

Conta il polo nord o il polo sud?

Le attribuzioni di effetti terapeutici ai due poli nascono nell'ambito dei magneti statici e non sono sostenute da prove: la scheda del Memorial Sloan Kettering Cancer Center sulla terapia con magneti afferma che nessuna evidenza le supporta. Negli apparecchi a campi pulsati, inoltre, il campo è variabile nel tempo e la domanda è mal posta. Resta invece importante rispettare il verso di applicazione dell'applicatore indicato nelle istruzioni.

Perché sento una vibrazione durante la seduta?

Alcuni apparecchi producono vibrazioni o altre sensazioni meccaniche durante il funzionamento, e la loro percezione dipende dalla costruzione dell'applicatore e dalle caratteristiche del dispositivo. Non è l'effetto terapeutico e non permette di verificare la frequenza erogata: per quello il riferimento sono le specifiche tecniche e il display dell'apparecchio.

Un apparecchio ad alta frequenza è migliore di uno a bassa frequenza?

Sono due impostazioni tecnologiche diverse, non due fasce dello stesso prodotto. La bassa frequenza con alta intensità lavora con solenoidi e protocolli a esposizione prolungata; l'alta frequenza con bassa intensità usa tipicamente piastre o tappetini e protocolli propri. Confrontare i Gauss tra le due famiglie non dice quale sia migliore.

Il gesso o un tutore riducono l'efficacia?

Gesso e tutori sono materiali non magnetici e non assorbono il campo magnetico. Quello che fanno è aggiungere distanza tra l'applicatore e la zona da trattare, e la distanza è ciò che riduce il campo. Alcuni manuali, per questi casi, indicano impostazioni diverse: sono istruzioni del singolo dispositivo e vanno verificate lì, insieme all'indicazione di chi segue il percorso. Non è comunque un impedimento al trattamento.

Fonti

Le informazioni di questa guida provengono da tre livelli distinti: le unità di misura, che sono definizioni fisiche; le evidenze scientifiche, che mostrano cosa emerge da studi e revisioni; la documentazione dei dispositivi, che definisce programmi, intensità e durate del singolo apparecchio e non costituisce prova di efficacia.

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