Magnetoterapia: cos’è, se funziona davvero e come si usa

Le informazioni contenute in questa guida hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere di un medico o di un fisioterapista. Se hai un disturbo in corso, una diagnosi nota o stai valutando un trattamento, rivolgiti a un professionista sanitario prima di iniziare. La magnetoterapia è una terapia fisica strumentale che utilizza campi elettromagnetici pulsati ed è da decenni presente negli studi di fisioterapia e nei percorsi ortopedici. Oggi esistono anche dispositivi destinati all'uso domiciliare. La domanda che porta la maggior parte delle persone su questa pagina, però, non è come funziona: è se funziona. E la risposta onesta è che dipende dalla condizione e anche che, su alcune delle indicazioni per cui viene proposta più spesso, le prove disponibili sono inconcludenti. In questa guida mettiamo in fila cosa dice la ricerca condizione per condizione, cosa dichiarano i dispositivi, come si svolge una seduta, quando non si può fare e quanto costa. Dove un tema ha una guida dedicata nel nostro blog, lo segnaliamo invece di ripeterlo. In breve Con «magnetoterapia» si indicano, nel linguaggio comune, due cose molto diverse. Distinguerle è il primo passo, perché da lì dipende tutto il resto. I magneti statici — bracciali, solette, placche, cerotti magnetici — generano un campo fisso e non richiedono alimentazione. Su questi la letteratura di riferimento è sfavorevole: il Memorial Sloan Kettering Cancer Center, nella propria scheda sulla terapia con magneti, afferma che gli studi non hanno rilevato effetti sul dolore e che dove qualche risultato è emerso, è il modo in cui gli studi erano costruiti a metterne in dubbio la validità. Il limite è molto concreto: un magnete si riconosce, perché si attacca al metallo. Rendere indistinguibile un magnete vero da uno finto è quindi quasi impossibile e, se i partecipanti intuiscono quale stanno usando, il miglioramento che riferiscono può venire dall'aspettativa anziché dal magnete — il cosiddetto effetto placebo. Le attribuzioni di effetti specifici al polo nord o al polo sud, in particolare, non sono sostenute da prove. La stessa scheda osserva che i campi magnetici statici non generano un campo elettrico, e che la terapia a campi magnetici pulsati è oggetto di studio ma «è diversa dai prodotti promossi sul mercato»: la distinzione che segue non è una comodità editoriale nostra, è quella che fa la letteratura. La magnetoterapia a campi elettromagnetici pulsati (CEMP) è un'altra cosa: un apparecchio alimentato genera, attraverso bobine chiamate solenoidi, un campo che varia nel tempo secondo una frequenza e un'intensità impostate. È questa la metodica impiegata in fisioterapia, quella dei dispositivi medici certificati, e quella di cui parla il resto di questa guida. Un dettaglio fisico che spiega perché la terapia si può fare anche sopra indumenti leggeri o su una zona ingessata: alle frequenze impiegate in magnetoterapia i tessuti biologici non attenuano in misura apprezzabile il campo magnetico, perché la loro permeabilità magnetica è praticamente quella del vuoto e non lo schermano come farebbe un materiale ferromagnetico. Ciò che determina l'intensità del campo nella zona trattata non è lo spessore attraversato, ma la distanza dalla bobina e la geometria dell'applicatore. Sui parametri — cosa misurano Gauss e Hz, perché conta l'applicatore — abbiamo una guida dedicata: come funzionano frequenza e intensità. Qui serve precisione, perché molti contenuti online presentano la magnetoterapia come efficace su qualunque disturbo muscoloscheletrico. La letteratura è più sfumata, e varia molto da una condizione all'altra. Vediamole separatamente. È l'ambito più studiato, e ha il vantaggio di avere due meta-analisi indipendenti. Una meta-analisi non è un nuovo esperimento: è un lavoro che raccoglie tutti gli studi già pubblicati su una domanda e ne somma i risultati, ottenendo un quadro più affidabile di quello che darebbe un singolo studio su poche decine di persone. Qui ne esistono due, costruite su insiemi di studi in parte diversi: quando due lavori separati arrivano alla stessa conclusione, quella conclusione pesa. Due parole su come leggere i numeri che seguono, perché tornano in tutta la sezione. La cifra dice quanto è cambiato l'esito misurato rispetto a chi non ha ricevuto il trattamento. L'«IC 95%» che la accompagna è l'intervallo entro cui, con buona probabilità, si colloca il valore reale: se quell'intervallo comprende lo zero il risultato non è affidabile, perché fra le possibilità rimane anche «nessun effetto». La prima, di Chen e colleghi sul Journal of Rehabilitation Medicine, ha aggregato 8 studi randomizzati su 421 pazienti: La conclusione degli autori è esplicita: la metodica «è utile per migliorare la funzione fisica, pur non avendo vantaggi nel trattamento di dolore e rigidità». La seconda, di Chang, Lin e Huang su Medicina (2026), ha raccolto 9 studi randomizzati su 457 partecipanti ed è arrivata a un quadro compatibile: a un mese risultano significativi la capacità nelle attività quotidiane (−3,39; IC 95% da −4,81 a −1,97) e la rigidità (−1,11; IC 95% da −1,36 a −0,85), mentre il dolore misurato su scala VAS a un mese non raggiunge la significatività. Anche i test funzionali cronometrati non mostrano differenze. Questi autori aggiungono tre cautele che vanno riportate insieme al risultato, perché ne ridimensionano la portata: Una precisazione che vale per tutta questa sezione: questi risultati riguardano gli apparecchi e i protocolli usati negli studi, non qualunque dispositivo in commercio. Una meta-analisi su una condizione specifica, con frequenze e durate definite, non dimostra che ogni modello disponibile ottenga gli stessi esiti. È l'ambito con il risultato più solido, e va riportato distinguendo i due esiti, perché dolore e capacità funzionale non vanno nella stessa direzione. Una revisione del 2025 su PLOS ONE, basata su 4 studi randomizzati con 252 partecipanti con sindrome da conflitto subacromiale — un dolore di spalla causato dall'attrito dei tendini nello spazio sotto l'acromion, tipicamente nei movimenti sopra la testa — ha rilevato quanto segue. Qui la misura usata è la differenza media standardizzata (SMD), che serve a confrontare studi che hanno usato scale diverse: per convenzione un valore intorno a 0,2 indica un effetto piccolo, 0,5 moderato, 0,8 grande. Il punto da non fraintendere è l'ultimo: il beneficio funzionale non svanisce nel lungo periodo, al contrario cresce. Quello che non si dimostra è un effetto sul dolore a distanza, e in quel caso il valore misurato non è nemmeno zero: è perfino più grande di quello a breve termine, ma il suo intervallo comprende lo zero. Tradotto: gli studi erano troppo pochi per stabilirlo, non è la prova che l'effetto non ci sia. Gli autori concludono che la metodica può integrare gli approcci conservativi, segnalando campioni piccoli e protocolli molto diversi tra uno studio e l'altro. Questo è il punto che più spesso viene presentato in modo opposto a quello che dicono le prove, ed è il motivo per cui abbiamo rifatto questa guida. La stimolazione con campi elettromagnetici per le fratture che tardano a saldarsi o non si saldano affatto (ritardo di consolidamento e pseudoartrosi) è una delle applicazioni storicamente più citate. Una revisione sistematica Cochrane (4 studi randomizzati, 125 adulti, in prevalenza fratture di tibia) ha però concluso che, pur essendoci un segnale di possibile beneficio, l'evidenza è inconcludente e insufficiente a orientare la pratica clinica. Il dato aggregato sulla guarigione della frattura non raggiunge la significatività statistica (rapporto di rischio 1,96; IC 95% da 0,86 a 4,48), e due studi non hanno rilevato riduzione del dolore. Nessuno studio ha misurato esiti funzionali. Sul versante della sicurezza, la stessa revisione è rassicurante: un solo studio ha riportato due complicanze minori, entrambe irritazioni cutanee, e gli autori concludono che la stimolazione con campi elettromagnetici appare sicura. È un dato utile, e va tenuto distinto dall'efficacia: sicuro non significa efficace. Non significa che la metodica sia inutile in questo ambito: significa che non si può presentare come un'indicazione dimostrata, e che la decisione spetta allo specialista che segue il caso. Mettendo in fila le quattro revisioni, emerge una regolarità che nessuna di esse enuncia da sola ma che tutte sostengono: l'effetto sulla capacità di muoversi è più costante dell'effetto sul dolore. Lo osserva anche la Cleveland Clinic, descrivendo uno studio sull'artrosi del ginocchio in cui i partecipanti riferivano di muoversi meglio mentre dolore e rigidità restavano in gran parte invariati. È un punto che conviene sapere prima di acquistare, perché capovolge l'aspettativa più comune: molte persone si rivolgono alla magnetoterapia per togliere il dolore, ed è proprio sul dolore che le prove sono più fragili. Dove reggono meglio è sulla mobilità e sull'autonomia nei movimenti quotidiani — con la riserva, nel ginocchio, che l'entità del miglioramento potrebbe restare sotto la soglia percepibile. Un filo comune attraversa tutte le revisioni citate: gli studi usano apparecchi, frequenze, intensità, durate e protocolli molto diversi tra loro, su campioni spesso piccoli e con difetti di costruzione ricorrenti, primo fra tutti l'impossibilità di tenere i partecipanti all'oscuro del trattamento ricevuto. Questo rende difficile sommarli e spiega perché due revisioni sullo stesso argomento possano arrivare a toni diversi. È anche la ragione per cui i parametri contano: le revisioni trovano esiti differenti raggruppando gli studi per frequenza e ampiezza. Ma, come detto sopra, quei raggruppamenti poggiano su pochissimi studi, e un singolo lavoro non basta a ricavarne una regola di impostazione. L'indicazione del professionista e il manuale dell'apparecchio restano l'unico riferimento operativo. È una ricerca reale e frequente, e merita una risposta diretta anziché un giro di parole. No: la magnetoterapia CEMP ha una plausibilità biologica studiata, dispositivi regolati come dispositivi medici e un corpo di studi clinici. Ma non è nemmeno la terapia risolutiva che molta comunicazione commerciale descrive. Le prove sono di qualità variabile, i benefici misurati spesso modesti, e su alcune indicazioni molto pubblicizzate — le fratture che non consolidano — inconcludenti. Vale la pena riportare come si esprime un'istituzione sanitaria che non vende questi apparecchi. La Cleveland Clinic, nella propria scheda sulla terapia a campi elettromagnetici pulsati, la presenta come terapia complementare e scrive che «non c'è una prova definitiva che la terapia PEMF funzioni», che parte dei benefici osservati «potrebbe essere un effetto placebo» e che il trattamento «potrebbe non avere alcun effetto utile». Sulla stessa pagina raccomanda di non acquistare un apparecchio e di non usare una versione domiciliare senza averne parlato con il proprio medico. Non lo riportiamo per scoraggiare un acquisto, ma perché è l'informazione che permette di decidere con aspettative corrette. Chi compra aspettandosi la scomparsa del dolore rischia di restare deluso; chi la inserisce come supporto in un percorso, con indicazioni precise, parte dal punto giusto. Chi la presenta come alternativa a una terapia, o come rimedio valido per qualunque disturbo, sta dicendo più di quanto la letteratura consenta. È utile distinguere due piani che vengono spesso confusi: ciò per cui un dispositivo è destinato secondo l'azienda produttrice, e ciò per cui esistono prove di efficacia. Non coincidono, e il primo non dimostra il secondo. I manuali dei dispositivi per uso domiciliare riportano programmi dedicati a condizioni come artrosi e artrite, cervicalgia, dolore al ginocchio, lombalgia, tendinopatie, edemi e post-operatorio, osteoporosi e consolidamento osseo. Sono le destinazioni d'uso dichiarate: definiscono per cosa l'apparecchio è stato progettato e certificato. Le prove di efficacia, come visto sopra, coprono quelle condizioni in modo molto disuguale. Dove le due cose divergono, pesa di più la letteratura indipendente, e la scelta va fatta con chi segue il percorso clinico. Per le due zone più cercate abbiamo approfondimenti dedicati: magnetoterapia al ginocchio e magnetoterapia cervicale. L'applicazione è semplice e indolore: la fascia con i solenoidi, o l'applicatore previsto, viene posizionata sulla zona da trattare secondo le istruzioni, si seleziona il programma e si attende il termine impostato. Non serve contatto diretto con la pelle e si può fare sopra indumenti leggeri, per la ragione fisica vista sopra. Durante la seduta non si avverte nulla di particolare: nessun calore, nessuna scossa. Alcuni apparecchi producono una lieve vibrazione meccanica, che dipende dalla costruzione dell'applicatore e non è l'effetto terapeutico. Sulla durata non esiste uno schema universale: cambia con il programma e con il dispositivo. La caratteristica comune dei protocolli domiciliari a bassa frequenza è che sono lunghi e ripetuti — sedute che possono durare ore, su cicli di settimane. È una terapia che chiede costanza più che intensità, e i valori precisi sono quelli del manuale del proprio apparecchio o dell'indicazione del professionista. Per una delle linee più diffuse li abbiamo raccolti programma per programma nella guida all'I-Tech MAG 2000. Un'avvertenza pratica che vale per tutti: niente ambienti molto umidi, e nessuna crema contenente metalli magnetizzabili sulla pelle prima dell'applicazione. Sì: esistono dispositivi il cui manuale dichiara un ambito d'uso domiciliare, e sono certificati come dispositivi medici. Ma la domanda utile è un'altra, cioè a quali condizioni ha senso. La ragione per cui questi apparecchi esistono è proprio la durata dei protocolli: sedute lunghe e ripetute per settimane sono difficili da sostenere in ambulatorio e naturali da fare in casa, la sera o di notte. In questo la magnetoterapia domiciliare ha una logica che altre terapie strumentali non hanno. Quello che non cambia è il punto di partenza: serve sapere che cosa si sta trattando. La valutazione della condizione, l'indicazione del programma e il controllo delle controindicazioni individuali sono compiti di un medico o di un fisioterapista. Un uso ragionevole del dispositivo domiciliare è come proseguimento a casa di un percorso impostato da un professionista, non come sostituto della valutazione iniziale. C'è anche un aspetto pratico spesso trascurato: se in casa l'apparecchio verrà usato da più persone, ciascuna deve avere la propria indicazione e rispettare le proprie controindicazioni. Non è un attrezzo condivisibile come una cyclette. Se stai valutando un apparecchio per uso domiciliare, gli elementi da confrontare sono i parametri impostabili, gli applicatori in dotazione, i programmi previsti e le condizioni d'uso dichiarate per ciascun modello. Un prezzo più alto non indica di per sé un'efficacia maggiore: indica in genere più canali, più applicatori o più libertà di regolazione, che servono se il programma indicato dal professionista li richiede. I confronti modello per modello sono nelle guide elencate in fondo a questa pagina. Negli studi disponibili la magnetoterapia CEMP risulta ben tollerata: la revisione Cochrane sulle fratture riporta due sole complicanze minori, entrambe irritazioni cutanee, e la definisce apparentemente sicura. Va però detto che la meta-analisi del 2026 sul ginocchio non riporta dati sugli eventi avversi e raccomanda che gli studi futuri valutino sistematicamente la sicurezza: la buona tollerabilità osservata non equivale a una sorveglianza completa. E alcune controindicazioni sono nette. Dispositivi elettronici impiantabili: è un no, non una precauzione. Su questo punto conviene riportare la fonte più diretta che esista, cioè la documentazione di chi produce i dispositivi impiantati. Nella guida Medical Procedure and EMI Warnings di Medtronic, la terapia a campi elettromagnetici pulsati è classificata come «non raccomandata», con questa motivazione: la PEMF «genera un campo magnetico pulsato che può causare lesioni gravi», con rischio di aritmie indotte e di malfunzionamento o danneggiamento del sistema impiantato. L'indicazione è esplicita: «I pazienti con un pacemaker o un ICD impiantato non devono usare dispositivi o terapie PEMF». È importante non confondere due cose che vengono spesso mescolate. La regola dei 15 cm di distanza, che si legge spesso online, riguarda i prodotti a magnete statico — fasce e cinture magnetiche, cuscini e materassini, braccialetti — per i quali le stesse guide prevedono una distanza minima dalla sede dell'impianto. La magnetoterapia a campi pulsati sta in una categoria diversa e più severa: per questa non è prevista una distanza di sicurezza che la renda utilizzabile, ma la raccomandazione di non usarla. Applicare la regola dei 15 cm alla magnetoterapia CEMP è un errore, e un errore potenzialmente pericoloso. La stessa esclusione si ritrova nelle fonti sanitarie indipendenti. Il Memorial Sloan Kettering Cancer Center indica che i portatori di pacemaker cardiaco e le donne in gravidanza devono evitare l'uso di dispositivi magnetici. La Cleveland Clinic elenca tra chi deve evitare la terapia PEMF le persone con un dispositivo medico impiantato o alimentato, citando esplicitamente pacemaker e pompe per insulina, e aggiunge altre due categorie che spesso mancano negli elenchi commerciali: chi assume farmaci attraverso cerotti transdermici e chi ha una diagnosi di epilessia. Nella stessa direzione vanno i manuali degli apparecchi per uso domiciliare, che riportano pacemaker, defibrillatori impiantabili e neurostimolatori attivi tra le controindicazioni dichiarate dall'azienda produttrice. Non è un'indicazione che l'utilizzatore possa superare per conto proprio: con un dispositivo impiantato la magnetoterapia non si fa, e qualunque valutazione diversa può venire soltanto dal centro che segue l'impianto. La cautela riguarda anche chi assiste la persona durante la seduta, se a sua volta è portatore di un impianto. Gravidanza e allattamento: esclusi per assenza di studi sulla sicurezza, non per un rischio dimostrato. È una controindicazione riportata sia nella documentazione dei dispositivi sia nelle schede del Memorial Sloan Kettering e della Cleveland Clinic. Gli elenchi completi non sono identici tra un apparecchio e l'altro, e alcune voci riguardano la persona mentre altre solo determinate zone del corpo. L'elenco vincolante è quello del manuale del dispositivo che possiedi, da leggere prima del primo utilizzo. In presenza di condizioni mediche, di una diagnosi in corso o di terapie farmacologiche, la verifica va fatta con il medico. I dispositivi per uso domiciliare coprono una fascia ampia, e la differenza di prezzo riflette elementi concreti: numero di canali di uscita, programmi disponibili, possibilità di impostare i parametri, tipo e numero di applicatori in dotazione, durata della garanzia. L'alternativa all'acquisto è il noleggio, che per i cicli a termine — un post-operatorio, un periodo definito di trattamento — può essere più sensato di un acquisto. La scelta tra le due dipende dalla durata prevista del percorso, che è un'informazione che arriva dal professionista. Sulla detraibilità fiscale la risposta è sì, a determinate condizioni. L'Agenzia delle Entrate, nella guida alle agevolazioni fiscali sulle spese sanitarie, cita espressamente gli strumenti per la magnetoterapia tra gli esempi di apparecchiature mediche, a condizione che rientrino nell'elenco dei dispositivi medici. La detrazione è del 19% sulla parte di spesa che supera 129,11 euro. Due condizioni pratiche fanno la differenza al momento dell'acquisto. Primo: lo scontrino o la fattura devono descrivere il prodotto e indicare chi sostiene la spesa — la sola dicitura «dispositivo medico» non è considerata valida. Secondo: se il documento riporta il codice AD o PI, che segnala l'invio della spesa al sistema Tessera Sanitaria, non serve altro; in sua assenza va conservata la documentazione che attesta la marcatura CE e la conformità alla normativa europea sui dispositivi medici, oppure il venditore può riportare l'indicazione direttamente sul documento di acquisto. Per il proprio caso specifico, e per l'anno d'imposta in corso, il riferimento resta il commercialista o un CAF. Questa pagina è il punto d'ingresso. Per i temi specifici abbiamo contenuti dedicati: Viene utilizzata come terapia fisica di supporto in disturbi muscoloscheletrici: dolore articolare, artrosi, tendinopatie, edemi, percorsi post-operatori e consolidamento osseo. Le prove di efficacia però non sono uniformi, e la regolarità che emerge dalle revisioni disponibili è che l'effetto sulla capacità di muoversi è più costante dell'effetto sul dolore: sul ginocchio due meta-analisi indipendenti concordano sul miglioramento funzionale e non trovano un vantaggio affidabile sul dolore, sulla spalla il beneficio funzionale regge anche a lungo termine, mentre sulle fratture che non consolidano la revisione Cochrane conclude che l'evidenza è inconcludente. È uno strumento complementare dentro un percorso, non una terapia sostitutiva. Dipende dalla condizione e dall'esito che si misura. Sull'artrosi del ginocchio due meta-analisi indipendenti — 8 studi su 421 pazienti e 9 studi su 457 — concordano su un miglioramento della funzione fisica e non trovano un vantaggio affidabile su dolore e rigidità; la seconda precisa che le differenze misurate, anche quando significative, non raggiungono le soglie di rilevanza clinica minima, e che gli studi disponibili sono costruiti male, soprattutto perché i partecipanti sapevano di stare ricevendo il trattamento. Sulle fratture con ritardo di consolidamento la revisione Cochrane conclude che l'evidenza è inconcludente e insufficiente a orientare la pratica. La Cleveland Clinic, sulla propria scheda, scrive che non c'è una prova definitiva che la terapia funzioni e che parte dei benefici osservati potrebbe essere effetto placebo. Non è una bufala come i bracciali magnetici, ma non è la terapia risolutiva che spesso viene descritta. Sì, esistono dispositivi medici certificati con ambito d'uso domiciliare dichiarato dall'azienda produttrice, e la durata dei protocolli — sedute lunghe, ripetute per settimane — rende l'uso domiciliare più praticabile dell'ambulatorio. Resta però necessaria la valutazione iniziale di un medico o di un fisioterapista: è chi stabilisce che cosa si sta trattando e con quale programma. I protocolli a bassa frequenza prevedono sedute che possono durare diverse ore, e questa è una delle ragioni per cui esistono apparecchi domiciliari. Ma l'esistenza di sedute lunghe non equivale a un'autorizzazione generale a dormire con l'apparecchio acceso: l'uso durante il sonno è appropriato solo se previsto dalle istruzioni del modello specifico, e rispettando le precauzioni che quelle istruzioni indicano. Durata massima, impostazioni e posizionamento cambiano da apparecchio ad apparecchio e non si ricavano per analogia da un altro modello. Chi ha un dispositivo medico impiantato o alimentato: pacemaker, defibrillatori impiantabili, neurostimolatori attivi, pompe per insulina. La documentazione di Medtronic classifica la terapia a campi elettromagnetici pulsati come non raccomandata, indicando che i pazienti con pacemaker o ICD non devono usare dispositivi o terapie PEMF, per il rischio di aritmie indotte e di danno al sistema impiantato; la regola dei 15 cm di distanza che si legge spesso riguarda i magneti statici, non la magnetoterapia a campi pulsati. La Cleveland Clinic aggiunge all'elenco chi assume farmaci con cerotti transdermici e chi ha una diagnosi di epilessia; gravidanza e allattamento sono esclusi per assenza di studi sulla sicurezza. Gli elenchi completi variano tra apparecchi e quello vincolante è sempre il manuale del dispositivo. Sono tecnologie diverse e vengono studiate separatamente. I bracciali e le placche usano magneti statici, con un campo fisso e senza alimentazione, e su questi la scheda del Memorial Sloan Kettering Cancer Center riporta che gli studi non hanno rilevato effetti sul dolore. La magnetoterapia CEMP usa un apparecchio alimentato che genera un campo variabile nel tempo con frequenza e intensità impostate, ed è la metodica impiegata in fisioterapia. Non c'è una risposta valida per tutti, e diffiderei di chi la dà. I protocolli domiciliari sono costruiti su cicli di settimane con sedute lunghe, quindi la costanza conta più della singola applicazione. Negli studi disponibili gli esiti vengono misurati a intervalli molto diversi, ed è uno dei motivi per cui i risultati sono difficili da confrontare. L'applicazione è indolore: non si avverte calore né scossa. Alcuni apparecchi producono una lieve vibrazione meccanica, che dipende dalla costruzione dell'applicatore e non è l'effetto terapeutico. Sensazioni di fastidio marcato non sono attese e sono un motivo per interrompere e rileggere le istruzioni del dispositivo. È una domanda da porre al proprio commercialista o a un CAF. La normativa sulle spese sanitarie e sui dispositivi medici prevede condizioni specifiche e cambia nel tempo, per cui una risposta generica in una guida divulgativa rischierebbe di essere sbagliata nel caso concreto. Conviene conservare la documentazione d'acquisto e l'eventuale prescrizione medica. Dipende dalla durata prevista del percorso. Per un ciclo a termine, come un post-operatorio definito, il noleggio può essere più sensato; per un disturbo cronico con cicli ripetuti nel tempo l'acquisto si ammortizza. L'informazione che serve per decidere — quanto durerà il trattamento — arriva dal professionista che lo ha impostato. Le informazioni di questa guida provengono da tre livelli distinti, tenuti separati nel testo: le evidenze scientifiche, che mostrano cosa emerge da studi e revisioni; i principi fisici, che sono definizioni e proprietà misurate; la documentazione dei dispositivi, che definisce destinazione d'uso, programmi e controindicazioni del singolo apparecchio e non costituisce prova di efficacia. Dove i livelli divergono, in questa guida prevale il primo. Per le evidenze cliniche abbiamo usato revisioni sistematiche e meta-analisi, cioè lavori che aggregano più studi randomizzati, anziché singoli studi. Dove esistono due revisioni indipendenti sulla stessa condizione le abbiamo riportate entrambe, anche quando non concordano su tutti gli esiti, e dove una revisione dichiara limiti di qualità, di numerosità o di rilevanza clinica li abbiamo riportati accanto al risultato invece di citare solo la conclusione favorevole. Per le controindicazioni abbiamo scelto di citare testualmente fonti istituzionali e la documentazione tecnica dei produttori di dispositivi impiantabili, anziché riformularle con parole nostre: su questo tipo di informazione l'autorevolezza deve essere della fonte, non di chi scrive. Questa guida è redatta dalla redazione di OneShop. Non è un documento sottoposto a revisione medica: non riporta la firma di un professionista sanitario, e per questa ragione non formula diagnosi, non indica protocolli e non suggerisce quale trattamento sia adatto a un singolo caso. Quello che fa è riportare, con i riferimenti verificabili elencati sopra, cosa risulta dalle revisioni scientifiche pubblicate e cosa prevedono le fonti istituzionali e la documentazione dei dispositivi. Per le affermazioni che riguardano la sicurezza abbiamo citato testualmente le fonti originali, così che siano verificabili una per una. Nota di trasparenza: OneShop commercializza dispositivi per magnetoterapia. Questa guida è stata scritta tenendo separate le evidenze scientifiche dalle indicazioni commerciali e riporta anche i risultati sfavorevoli alla metodica, compresi quelli relativi a indicazioni per cui questi apparecchi vengono spesso proposti e all'esito — il dolore — che la maggior parte delle persone cerca. Resta corretto che chi legge sappia di trovarsi su un sito che vende questi prodotti. Ultimo aggiornamento dei contenuti e verifica delle fonti: ottobre 2026. Le revisioni scientifiche citate vengono ricontrollate a ogni aggiornamento della pagina. Se individui un'imprecisione o una fonte superata, segnalacela: la correggiamo e aggiorniamo la data.

Che cos'è la magnetoterapia
La magnetoterapia funziona? Cosa dice la ricerca
Artrosi del ginocchio
Dolore di spalla
Fratture che non consolidano
Il filo comune: la funzione risponde meglio del dolore
Perché i risultati sono così disomogenei
«La magnetoterapia è una bufala?»
Per quali condizioni viene utilizzata e cosa sappiamo sull'efficacia

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Si può fare la magnetoterapia a casa?
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